Le Torri

Eccone la chiara decsrizione del prof. Barbato.
I Colli di San Paolo (così si chiamava la zona dove, a partire dal 18 febbraio 1920, cominciò a sorgere la piccola città-giardino della Garbatella) erano un territorio ridotto prevalentemente a pascolo brado, dove solo in minima parte si era conservata la fertilità che gli aveva conferito l’agricoltura romana antica. L’aspetto della zona non differiva sostanzialmente da quello di tutta la grande campagna romana, ridotta alla desertificazione dopo l’abbandono seguito a secoli di insicurezza, cominciati già a partire del V secolo con le invasioni barbariche.
In particolare, i Colli di San Paolo avevano conservato una certa frequentazione grazie all’attraversamento del suo territorio dell’antica strada romana che noi chiamiamo Via delle Sette Chiese e che dalla metà del 1500 segnava un tratto del percorso processionale tra le sette maggiori basiliche della città, istituito da San Filippo Neri.
Come tutta la campagna romana, i Colli di San Paolo, a partire dalla metà del IX secolo, avevano cominciato a munirsi di fortificazioni contro l’eventualità di scorrerie di invasori. Era successo, nell’agosto dell’846, che una flotta saracena sbarcata a Ostia, risalendo il Tevere, aveva saccheggiato le basiliche di San Pietro e di San Paolo, entrambe poste fuori delle mura. Subito dopo le due basiliche furono fortificate: San Pietro con la creazione della Città Leonina (dal nome del costruttore, il pontefice Leone IV) e San Paolo con la costruzione della Giovannipoli (la cittadella voluta dal papa Giovanni VIII, della quale però non è rimasta traccia). Contemporaneamente si diede inizio alla costruzione di torri costiere che avevano il compito di segnalare tempestivamente l’approssimarsi di nuove scorrerie saracene, attraverso segnali di fuochi di notte e di fumo di giorno,
trasmessi a una catena di altre torri sparse nell’interno. Si trattava dunque di torri semaforiche. A queste ben presto si affiancarono una pleiade di altre torri giurisdizionali, cioè private, la cui funzione preci pua qua quella di marcare visivamente le proprietà terriere della nobiltà romana e degli enti religiosi.
Nel nostro territorio è rimasta ben in vista la Tor Marancia, eretta nel XIII secolo quasi sicuramente dai Conti di Tuscolo e passata successivamente ai Tebaidi, ai Bottoni, ai Leni, all’Ospedale del Salvatore (l’odierno Sa Giovanni): base quadrata di 6 metri, altezza 15, costruita con blocchetti di tufo. Nella di Tor Marancia c’è anche la base superstite di un’altra torre. Forse una torre in origine era anche la Villetta di Via Passino, trasformata in casale nel 1600. Un’altra torre minore fu abbattuta alla fine degli anni ’30 del secolo scorso nella costruzione della Via Imperiale (l’odierna Colombo). Inoltre molte tombe dell’Appia Antica sono servite di base per l’innalzamento di torri, mentre il mausoleo di Cecilia Metella fu trasformato addirittura in fortezza nel periodo bizantino, passata nell’XI secolo ai Conti di Tuscolo e alla fine del XIII ai Caetani.
Prima dell’inizio della fondazione della Garbatella (la borgata operaia si doveva chiamare Concordia, con riferimento alla pace sociale auspicata in anni difficili: prevalse però il preesistente nome popolare), poche erano le emergenze nel territorio. La più importante era la ex proprietà di monsignor Nicola Maria Nicolai, vissuto tra le fune del ‘700 e i primi decenni dell’800, personaggio di altissimo livello nella curia romana, appassionato agronomo, che impiantò in via sperimentale un suo vasto “arboreto” e che per i suoi contadini fece costruire dall’architetto Valadier la “Chiesoletta” dei SS. Isidoro ed Eurosia, lungo la Via delle Sette Chiese. C’era poi il già nominato casale della Villetta; il cinquecentesco leggiadro casino di caccia Sergardi trasformato poi nel 1927 nella “Scuola dei bimbi” dall’architetto Sabbatini (a Piazza Nicola Longobardi); la caciara del 1908 costruita su Via delle Sette Chiese dalla Società del cacio e del pecorino ( il territorio era prevalentemente adibito all’allevamento ovino) trasformata alcuni anni fa in abitazioni; la Molletta di proprietà dei monaci di San Paolo con le macine mosse dalle acque del fiumicello Almone; alcune proprietà come quella del marchese Serafini nel cui ambito fu rinvenuta la catacomba di Commodilla; alcuni casali minori come quello, poi distrutto, che si era sovrapposto alla cisterna romana della Colombo venuta alla luce nello scavo per la costruzione della vita.