La nostra acqua

“ … laudato si mi signore
per sora acqua la quale
è molto utile et humile
et preziosa et casta… “
Il rubinetto nelle case è certo una conquista della nostra civiltà, non poche donne della parrocchia ricordano la fatica di scendere dalla fonte e ritornare con la pesante brocca ricolma. Del resto la Bibbia ci simboleggia il paradiso attraverso l’immagine di una terra ricca di acqua.
“ … perchè la terra che ti darò,
non è come la terra d’Egitto
dalla quale sei uscito dove, dopo
aver tratto a fatica l’acqua
dal suolo, devi irrigare i campi,
ma è una terra di colli e di
valli su cui si posa lo sguardo
del Signore ed Egli non ti farà
mancare la pioggia… la pioggia
d’autunno e quella di primavera
e la terra ti darà il suo grano,
il suo olio, il suo vino, la
biada per gli armenti e tu
mangerai e sarai sazio… “
P. Calenzio, quando arrivò quassù un centinaio di anni fa, non aveva a disposizione l’acqua dei rubinetti perchè non esisteva l’acquedotto e calava dalla finestra della sua camera, un secchio nel pozzo sottostante, posto a tramontana della Chiesoletta.
Il pozzo c’è ancora e P. Melani e P. Alessandro lo utilizzavano nei primi anni della loro permanenza alla Garbatella, ma ora è vuoto ed accuratamente chiuso. Qualche anno fa venne completamente ripulito sino alla profondità di 11 metri ma la falda, rotta probabilmente con la costruzione della Chiesa, non dà più acqua. Anzi beve l’acqua piovana che si è tentato di immettervi. La signora Di Vito, che abita nella vecchia Villa Belardi e che da bambina ha conosciuto P. Calenzio, racconta che presso il tempietto, ora a fianco della Colombo, vi era un vascone con acqua corrente sorgiva dove le donne lavavano i panni. Quando una ventina di anni orsono venne costruito il palazzo dell’INAM la vena d’acqua fu tanto abbondante da costringere a cambiar progetto per il sottosuolo. A prima vista tale abbondanza può apparire strana su di una collina che tende a ruscellare l’acqua piovana. Da dove giunge l’acqua del nostro sottosuolo? Lasciamo raccontare la scoperta ai ragazzi:
“ …siamo andati a vedere un laghetto nascosto a pochi metri dalla via Laurentina, appena dopo la Cecchignola, dentro ad una cava. Azzurro, circondato di canneti fitti in cui gli uccelli facevano il nido.” …
“Nell’acqua si vedevano nuotare le rane, i tritoni e le bisce d’acqua… ci è stato detto che l’acqua arriva, attraverso strati di sabbia che l’assorbono, dai monti, sotto la pianura che circonda Roma, l’acqua giunge sino al mare… nei primi anni della Colonia a Torvajanica, con una trivella a mano scavavamo la sabbia sino a 4 metri di profondità e ne veniva fuori un’acqua gelida e molto buona che bevevamo ed usavamo per fare la doccia. Quelli che avevano detto parolacce, come castigo dovevano pomparla addosso ai compagni…”
Un mondo scomparso, ma l’acqua Egeria, Appia, Laurentina, che scorgano tutt’ora nella campagna limitrofa, ci possono ancora offrire la nostra acqua. Acqua di montagna che il lungo percorso sotterraneo ha liberato dal troppo calcio e ha arricchito di tanti elementi di origine vulcanica.
Un’acqua che non ha bisogno di tutto il cloro necessario a quella del Tevere, che ci arriva nelle case da Settebagni.
La quantità di acqua che la sabbia può contenere è assai elevata. In un esperimento di laboratorio ci si è resi conto che un tubo di vetro riempito di sabbia, assorbe una quantità di acqua corrispondente al 25% del suo volume. Per dare un esempio se riempissimo una vasca delle dimensioni di una cattedra (circa un metro cubo) di acqua e poi vi versassimo della Coca Cola sino a saturarla di liquido, si potrebbe attingere una lattina di Coca Cola al giorno per quasi un anno.