Il nostro vento

“ …laudato sì mì Signore per frate vento
et aere et nubilo et omne tempo per lo quale
a le tue creature dai sostentamento…”

… L’ambiente della città ha fatto cadere in disuso l’abitudine (antica quanto l’uomo) di dare un’occhiata in alto al mattino, appena usciti di casa. Ma P. Calenzio, quando nel 1889 restaurò la Chiesetta, non mancò di porre in cima al campaniletto la tradizionale banderuola di ferro, che oggi è ancora al suo posto e lascia intravedere, traforata, la data.
Adesso sui tetti prevalgono le antenne ma le vecchie Chiese di campagna non mancavano mai di avere sulla sommità quella piccola stazione meteorologica perchè quello strumento artigianale per chi sa ascoltare il suo linguaggio semplice e chiaro, può insegnare, a livello strettamente locale.
Infatti la banderuola indica la direzione del vento, ed è il vento che porta il tempo buono o cattivo. A dire il vero, se si sta attenti, vi è un altro segno meteorologico percepibile “… viene il vento recando il suon dell’ora dalla torre del borgo…”. Cantava Leopardi nella sua Recanati. Ma anche qui da noi il vento compie tale servizio:
• se la sera o nel primo mattino il vento porta sin qui il suono di una grossa campana, nessun dubbio: S. Anselmo sull’Aventino ed il vento è la Tramontana.
• il Ponentino estivo al tramonto o il Libeccio danno un forte risalto al campanone di S. Paolo.
• quando la campana di Tormarancia fa giungere sino a noi, dal suo bel campanile moderno, particolarmente nitido il suo suono: Scirocco.
• se poi si sente la campanella di S. Eurosia, vuol dire che è una sera di maggio ed essa invita, come una volta, ad una funzione serale a lode di Dio, in onore della Madonna.
La banderuola è meno poetica ma più precisa: indica, girando, le quattro direzioni del vento.
Qui accanto un disegno (frutto di venti anni di osservazioni): le 4 frecce, con la loro lunghezza, indicano la frequenza dei 4 venti.
Il vento di Libeccio
“… quando voi vedete una
nuvola salire da ponente
subito dite: viene la pioggia
e così acccade…”
Luca XII
Alta su di un colle esposto al vento del mare, la nostra Parrocchia è visitata frequentemente dal vento ed il piccolo osservatorio della scuola ha registrato nei suoi 20 anni che, su una media di 240 giorni ventosi dell’anno, un centinaio sono di Libeccio. E’ bello insegnare ai bambini ad amare il Libeccio portandoli sulle colline sopra Cerveteri e facendoli scendere controvento verso il mare.
Uscendo dai boschi lo si incontra quasi improvviso. Penetra nei maglioni, ravviva i corpi e, dai pascoli scendendo sui coltivi, a primavera quando il grano nei campi è in levata, permette di godere l’immagine del “mare d’erba”, con le onde che le sue raffiche provocano nelle verdi spighe.
Non è difficile nella notte intuire l’arrivo di questo vento, per gli aerei che passano in diagonale a bassa quota sul quartiere, per scendere controvento verso Fiumicino.
Ed il Libeccio, dal lontano Atlantico, di doni ne porta con se parecchi:
• un’aria fresca ed umida, piacevole perchè addolcisce la temperatura, sia d’estate che d’inverno.
• un cielo grigio che scarica una pioggia regolare e benefica, nei due o tre giorni della perturbazione.
• un’atmosfera luminosa e pulita con un’aria gradevole a respirarsi, al suo seguito.
• nel primo autunno il suo benefico effetto rinverdisce i prati secchi e polverosi dopo la lunga estate.
• dei voli di gabbiani, che si lasciano trasportare dalla sua spinta nell’entroterra, e che giocano a lungo col vento, sul nostro cielo un colorito più sano, tante volte constatato, sul volto della gente, che non si è volutamente chiusa in casa o nelle macchine. Un attimo di suspense, poi l’urlo, che si ripercuote dalle altre classi: “Nevica”.
Il “rush” verso la finestra è inarrestabile ed il resto della spiegazione è meglio lasciarlo per un’altra volta. Conviene far studiare, in modo che possano ogni tanto alzar gli occhi e contemplare.
Probabilmente il “nevica” contemporaneamente nel mondo degli adulti non esprime lo stesso sentimento. E’ bello però osservare i volti interessanti, quasi estatici, davanti ad un dono del Signore. Non capita spesso oggi ma la neve, così rara in Roma l’ha portata la Tramontana.
O almeno ne ha messo la premessa, arrivando gelida dalle steppe russe attraverso la puszta ungherese, ed abbassando di qualche grado sotto zero la temperatura. Solo così l’umidità che giunge dal mare si condensa invece che in gocciole in fiocchi bianchi.
In genere a Roma l’escursione termica (differenza tra la massima e la minima) poco si discosta dagli 11 gradi. La tramontana permette qualcosa di ben diverso. Una decina di anni orsono, un 31 maggio, tra la minima alle 3 di notte (8 gradi) e la massima (32 gradi) alle 14 intercorsero ben 24 gradi! Qualcosa di veramente insolito. Come pure la minima di 11 gradi sotto zero di cinque anni orsono.
E’ abbastanza frequente la Tramontana in Roma. Il piccolo Osservatorio della scuola, in un ventennio ha registrato, in media una ottantina di giorni all’anno in cui, più o meno intensamente, questo vento soffia sulla nostra Parrocchia portando i suoi doni:
• splendidi tramonti col passaggio dall’azzurro al verdastro, al giallo, rosso, al cobalto.
Per alcune persone anziane, che non escono mai, poter guardare i “Castelli” la sera dalle finestre di casa è un autentico dono.
• notti senza luna in cui, nonostante il riflesso luminoso, della città si possono godere le stelle nitide sullo sfondo nero.
• il passaggio di grandi stormi di uccelli sul quartiere. Sono stornelli che, se il gelo o la neve coprono i colli, scendono nel pomeriggio verso il mare per trascorrervi la notte nel tepore delle pinete e ripassano al mattino verso le colline alla pastura.
• d’estate, un’aria piacevolissima perchè fresca all’ombra e calda, asciutta che non pesa, al sole.
Ma, per farla conoscere meglio val la pena di portare gli allievi sulle colline di Tolfa, e far ascoltare il canto del vento sui nudi rami di una quercia pluricentenaria, stando accoccolati ai suoi piedi, godendo, defilati dal vento, il tepore del nitido sole invernale.
“… quando soffia lo scirocco,
voi dite: farà caldo
e così accade…”.
Luca 12
… E’ il terzo vento, come frequenza, dopo il Libeccio e la Tramontana e il nostro piccolo Osservatorio meteorologico lo indica presente per una trentina di giorni all’anno. Con la sua afa e, sovente, con i suoi depositi di sabbia gialla o rossa che lascia un po’ dovunque.
Ne avrebbero di storie da raccontare quei minuscoli, quasi impalpabili, granelli! 200 milioni di anni orsono appartenevano allo scheletro di animali marini e, alla loro morte, si erano depositati sul fondo. Poi i fanghi sedimentari erano emersi in un grande tavolato dell’Africa Settentrionale offrendosi ancora allo scheletro, ma questa volta dei dinosauri. Infine il clima instauratori ne aveva fatto sabbia del Sahara, da dove il vento li ha portati sino a noi.
E’ un vento giovane lo Scirocco, quindi impetuoso: la pioggia a “stravento” è sua. Il caldo del deserto che porta con sé, l’ha fatto caricare di umidità nel rapido passaggio sul Mediterraneo e il
contrasto con le temperature più fredde del nostro clima, gliela fa scaricare violentemente. Con i suoi acquazzoni, prevalentemente notturni, porta a noi circa metà della pioggia che alimenta le nostre sorgenti e disseta i campi e questo dono deve fargli perdonare la sua pesante presenza estiva, quando il cielo, traslucido, diffonde una luce abbagliante che accompagna l’afa umida, che non lascia sudare e che impedisce alla pioggia rinfrescante di cadere sulla città.
Con lo Scirocco era arrivato a Roma S. Paolo, come racconta Luca: “giungemmo a Reggio e il giorno seguente si levò lo Scirocco e l’indomani giungemmo a Pozzuoli… partimmo quindi alla volta di Roma…”.
Lo stesso vento ogni anno porta a noi le rondini che devono attendere il suo spirare, per poter attraversare il mare.
“Per S. Benedetto la rondine al tetto” dice il proverbio. Ma non è molto esatto. In dieci anni ecco le date di arrivo. Le han segnate gli allievi della scuola ogni anno vi è un premio per chi le addita per primo nel nostro cielo. E lo stato di allerta lo offre appunto il vento caldo del sud.
1979 9/4 1980 30/3 1981 11/4 1982 9/4 1983 2/4 1984 11/4 1985 23/3 1986 14/4 1987 13/4 1988 8/4 1989 1/4
“… questo p il segno dell’alleanza tra me e voi: porrò il mio arco tra le nudi… quando avrò condotto le nubi nel cielo, apparirà tra di esse il mio arco e mi ricorderò del patto con voi…”
Genesi 9-11-12
Il maestrale è il vento che soffia meno frequentemente sopra di noi ed è pure di breve durata, in genere si esaurisce in poche ore. Lo annuncia, con un movimento inquieto che punta a nord ovest, la banderuola sulla Chiesoletta. Del resto le sue raffiche fredde, improvvise ed alterne, lo fanno riconoscere facilmente: è il tipico vento di marzo, ma pure in altre stagioni fa la sua apparizione.
Non compare più di una decina di giorni all’anno, ma la sua presenza è incisiva: porta la grandine.
Mons. Nicolai, quando costruì la Chiesoletta per i suoi contadini, nel scegliere i Santi cui dedicarla, pose accanto S. Isidoro, il protettore degli agricoltori, S. Eurosia, la protettrice contro la grandine. Ed il nome della Santa soppiantò l’altro perchè la grandine è uno dei flagelli biblici:
“… dalla folgore, dalla tempesta, dalla peste, dalla fame, dalla guerra, dal flagello del terremoto, liberaci o Signore…” è scritta sulla campana.
Chi ricorda i tempi passati, non dimentica il suono delle campane che suonavano a distesa nell’imminenza della tempesta, e certamente anche la nostra campanella avrà suonato in tali occasioni. Pochi minuti e la fatica di un anno nel vigneto può esser vana, e alla Garbatella i vigneti non mancavano! 25 anni orsono morì un vecchio contadino che, da tempo immemorabile, veniva ogni anni, nella festa della Santa, a portare la sua offerta per la Chiesetta. L’ultimo anno raccontò a P. Luigi che, in più di 50 anni, la grandine aveva sempre rispettato il suo vigneto.
Ma il maestrale porta con se due doni: le più belle nubi del nostro cielo.
• Sprazzi di azzurro intenso, cumuli bianco splendente che si alternano rapidamente con grigi nembi tempestosi.
• Colori che il tramonto ravviva le sue tinte rossastre.
• L’arcobaleno dopo la tempesta quando, nel pomeriggio il sole tende a declinare. Doni che assumono oggi un particolare rilievo perchè san rendere piccoli i bambini e quando, sotto il portico, si raccolgono in silenzio a… contemplare (sembra impossibile!) qualcosa di ben più grande.