Vai fuori dall’Oratorio

Ogni tanto capita dentro l’Oratorio il “Candela”, figura ben nota (oltre che per innumerevoli peculiarità) per la sua abilità nell’imitare “er prete”. Finge di togliersi gli occhiali, si stropiccia gli occhi e poi, imitando una ben nota cadenza, interviene nella vita: un richiamo all’arbitro, un rimprovero ad un ragazzino per un danno,una predica al pubblico. Non si assomigliano mai questi interventi perché Paolo F. ha molta fantasia, ma regolarmente terminano con un “vai fuori dall’Oratorio!” molto coreografico che, avendolo ripetutamente sperimentato, è forse il suo “do” di petto.
Naturalmente con la mano ed il dito protesi. La frase del resto è celebre. D’altra parte, esaurito la serie di castighi: un giro di corsa intorno al campo, tre secchi d’acqua nel gabinetto, raccogliere cinquanta pezzi di carta, il “va fuori dall’Oratorio” diventa la possibilità concreta di punire. E la punizione è dura: dentro ci sono gli amici, la possibilità di stare con loro. Qualche volta l’esser mandati fuori provoca delle brutte reazioni: parolacce urlate, rompere a sassate i vetri, attendere con pazienza che esca il nemico per assalirlo, ma una figura ben nota, piazzata all’ingresso, impedisce di andare più in là. Non è bello in certi pomeriggi assolati o piovosi, vedere gli esclusi stazionare sulla piazza o ripararsi all’ingresso della pizzeria, in un’attesa scontrosa ma, innegabilmente, non priva di speranza di essere riammessi. Verrebbe voglia di dare il permesso e di ottenere il “grazie” sincero, così diverso dalle parole dette qualche giorno prima. Talvolta però l’espulsione dura anche mesi, ed è necessaria questa durezza per far comprendere il male di una situazione. Apparentemente è un sistema solo repressivo (ed i soliti saputi di una certa età, parlano sdegnosamente di un certo “ricatto”), ma in realtà tende a far intuire, non con le prediche, che la vita impone una scelta, che il voler sempre fare e solo quello che fa comodo, porta con se una paga. E’meglio che lo comprendano ora, all’inizio della loro vita. Un insegnamento che poco viene offerto oggi, ma alla Chiesoletta non può non esser così. Ed è un momento bello per tutt’e due le parti il: “puoi rientrare” “grazie”.