Storia

LA CHIESOLETTA DEI SANTI ISIDORO ED EUROSIA DI GIUSEPPE VALADIER
di Armando De Vincenzi

Situata lungo la Via delle Sette Chiese, la “Chiesoletta” dei Santi Isidoro ed Eurosia è veramente uno dei monumenti architettonici più importanti della Garbatella; il suo valore è stato messo in luce in occasione della mostra San Filippo Neri, La Regola e la Fama, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, ottobre-dicembre 1995.

FASI E TRASFORMAZIONI DELLA CHIESA RURALE DEI SANTI ISIDORO ED EUROSIA
XVI Secolo Un percorso che collega il tratto tra la Basilica di San Paolo fuori le mura e San Sebastiano, denominato strada per San Sebastiano è indicato chiaramente in una mappa del XVI secolo.
(A.S.R. Presidenza dell strade, Catasto Alessandrino, Volume 432/I, II, III)

1818 Sulla strada per San Sebastiano si possono far risalire lavoro di riadattamento di un casale già esistente dal XVI secolo, al fine di una nuova utilizzazione ad uso cappella rurale.
La cappella rurale dedicata a Sant’Isidoro, il santo contadino, ed a Santa Eurosia, la protettrice contro la grandine, è costruita a metà percorso tra la Basilica di San Paolo e San Sebastiano, alla sommità dell colline.
L’esterno della cappella è formata da un portico con timpano. Sul frontone del timpano si legge:

DIVIS
ISIDORO ET EROSIAE
DICATUM
RURALIS VICINAE ET SANCTAS BASILICAS
OBEUNTIUM COMMODITATI
NICOLAUS MARIA DE NICOLAIS FECIT
ANNO MDCCCXVIII

Da questa iscrizione si conosce la data di fondazione della cappella ed il patrono committente, il quale è proprietario anche di vaste tenute e vigne attorno alla chiesa rurale.
(A.S.R. Catasto Gregoriano, Agro Romano, Mappa n. 1, Brogliardo)
Nel portico si ammirano tre bozzetti a rilievo in gesso, ritenuti opera del Cavona: il primo rappresenta la Vergine con Bambino e San Giovanni Battista che battezza Gesù Cristo.
Si conoscono i nomi delle maestranze che hanno operato nella costruzione e dell’architetto che ha steso il progetto, ed esiste uno schizzo in un taccuino appartenente a Giuseppe Valadier e custodito alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele, nel quale viene rappresentata la cappella rurale completata.
(B.N.C. Sala Romana Manoscritti e rari, Misc, Roma, Ms. VE 408)
Alla data, quindi, del 1818 si possono far risalire i lavori che riadattano il casale esistente alla nuova utilizzazione a cappella rurale.
I lavori comprendono:
• Costruzione di un portico antistante ed addossato al vecchio casale.
• Nuova pavimentazione a riquadri in ardesia e marmo bianco all’interno della cappella.
• Realizzazione del soffitto della cappella mediante una falsa volta a botte in camera-canne.
• Tamponature delle precedenti finestre del casale, due in facciata e due sul prospetto laterale e pristino di quattro finestre all’interno della cappella, due delle quali senza luce.

Probabilmente l’interno della cappella era rivestito di intonaco con disegno e colore ad imitazione dei marmi, tipica decorazione della cultura architettonica romana dell’inizio del XIX secolo.
Sono rilevabili dello stesso periodo, all’interno della cappella, i disegni di due finte tende con velate colorazioni rossicce e bianche, collocate in corrispondenza delle due finestre murate.
Per quanto riguarda questa prima fase il committente, Monsignor Nicola Maria Nicolai, oltre alla costruzione della cappella su una preesistenza di sua proprietà, si fa anche ristrutturare il suo casino di campagna a poca distanza dalla cappella, ristrutturazione che avviene nello stesso periodo e sicuramente ad operat delle stesse maestranze che hanno operato la costruzione della cappella stessa.
La cappella era raggiungibile a piedi dal casino di campagna e facilmente utilizzabile per le funzioni giornaliere.
Essa mostrava i quattro prospetti liberi, senza aggiunte ed addossamento alcuno.
L’impianto costruttivo del casale con cappella (con semplice apparato decorativo sia esterno che interno) è già riconoscibile ed utilizzabile sin dal XVII secolo in tutta la campagna romana.
Alessandro VII Chigi (1655-1667) istituisce il Catasto Alessandrino (1660) ed in molti casali assieme ad essi vengono costruite cappelle per una loro utilizzazione da parte dei vicini agricoltori.
Nel 1801 Pio VII Chiaramonti, emiliano (1800-18239, progetta una globale sistemazione dell’Agro Romano, “riordinando innanzitutto il sistema di drenaggio del terreno, con una rete di fossi e canali scolmatori ed una ristrutturazione dei latifondi e delle proprietà o residenze signorili a scopo venatorio” (Tagliaferri C., I casali della campagna romana, Roma 1991, p. 15); anche in questo periodo l’impianto costruttivo casale con cappella è ampiamente sfruttato nelle numerose costruzioni realizzate nella campagna romana a sostegno dell’edilizia rurale.

1889 La chiesa rurale viene acquistata da padre Generoso Calenzio.
Nella parte esterna della chiesa al di sopra del portico, nel mezzo a traforo vi è dipinto il monogramma di Cristo con le iniziali ∆ e Ω, ai lati del quale vengono collocati gli stemmi di Monsignor Nicolai e del padre Generoso Calenzio.
L’acquisto viene fatto in atti Monti del 12 giugno 1889 e la notte di detto anno fu riaperta al pubblico.
Di tale avvenimento resta la banderuola segnatempo sul campaniletto.
(A.N.R., Atti Monti 12 giugno 1889).

1891 La prima descrizione della chiesa è fornita da Mariano Armellini, il quale oltre a dare una localizzazione precisa del luogo ove la cappella è situata, illustra i caratteri principali della chiesa ed elenca le iscrizioni in latino trovate all’interno di essa, relative alla costruzione del 1818.
(B.N.C. Sala Manoscritti e rari. Armellini Mariano, la chiesa suburbana dei SS Isidoro ed Eurosia, in Le chiese di Roma, Roma, Tipografia Vaticana 1891, 18 misc. B. 16.4).

1902 Vengono collocati cancelli in ferro battuto nelle arcate del portichetto di ingresso. Sopra una di queste arcate si legge:
IBIBUS IUNII ANNO.DOMINI. MCCMII
GENEROSUS CALENTIUS
CONGREGATIONSI ORATORII. DE URBE.
PRAEPOSITUS HUIUS. ECCLESIAE. PATRONUS.
PORTICUM CANCELLIS FERREIS CLUSIT
OB. SACRILEGUM. FURTUM. IN AEDEM.
PATRATUM
NOCTE ANTE. X. KALEND. FEBRUARII.
ANNO MCMII
NOTA ILLUSTRATIVA
In questa fase vengono sistemati due stemmi di marmo bianco sulla facciata principale ed in mezzo a loro uno dei simboli della cristianità.
Si riadattano dei locali attigui alla cappella ed in diretta comunicazione con essa. Uno di questi locali al pian terreno ha funzioni di sacrestia, gli altri al piano superiore, oltre a servire da abitazione al parroco, sono anche in comunicazione diretta con la cantoria in legno situata sopra la porta di ingresso della cappella.
É probabilmente di questa epoca la costruzione del campaniletto a vela.

1915 Morte di Padre Generoso Calenzio.
Viene istituito Papa Benedetto XV erede universale della chiesa rurale. Il papa rinuncia all’eredità.
(Archivio filippino, via delle Sette Chiese).

1924 Papa Pio XI, a seguito di una richiesta della congregazione romana, invia alla stessa una offerta di lire 30.000, occorrenti per acquistare dalle nipoti di padre Generoso Calenzio, Erminia e Domitilla Troise, la chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia sulla via delle Sette Chiese: “Sua Santità desidera però che essa sia tenuta dai padri filippini come succursale della parrocchia di San Paolo, dato il gran bisogno di assistenza religiosa in quel quartiere, per il continuo aumento della popolazione”.
(P. Nanni, 9 gennaio 1925, Archivio Filippino, via delle Sette Chiese)
La congregazione, non avendo la personalità giuridica, fece l’acquisto sotto il nome di Società Pro Juventute, (già titolare del complesso edilizio di Forlì, fondato da P. Nanni). Le azioni sociali sono fondate in Vaticano.

1926 Nel maggio vengono donati dal cav. Luigi Santambrogio all’opera filippina mq. 1.700 di terreno con fondo rustico adiacente alla chiesa rurale dei Santi Isidoro ed Eurosia. (Una lapide in marmo all’interno dell’oratorio ricorda il lascito).

1930 Si costruiscono dei locali di collegamento tra la cappella rurale ed alcuni altri facenti parte del lascito del cav. Luigi Santambrogio. Viene in parte distrutta per questo la vecchia sacrestia al piano terreno attigua alla cappella.
Il lascito del cav. Luigi Santambrogio (ultimo proprietario del casino di Monsignor Maria Nicola Nicolai) in favore dell’opera filippina ed i lavori che ne seguono tolgono qualsiasi relazione oltre che visiva anche di proprietà tra il casino Nicolai e la rispettiva cappella.
Inoltre, durante la definizione viaria della Garbatella, viene costruita una piazza alla sommità delle colline alle spalle della cappella dei Santi Isidoro ed Eurosia e a questa piazza viene dato il nome di Santa Eurosia.
Il tracciato viario della Garbatella è segnato, ed in quel punto la prevista piazzetta potrebbe cogliere nella sua costruzione le preesistenze: la cappella e gli edifici rurali limitrofi.
Ma la esiguità delle preesistenze ed il relativo valore storico che a loro si attribuisce in quel momento impediscono di attuare un progetto di definizione dell’area, che forse avrebbe riqulificato lo stato pregresso.
Distrutto il vecchio percorso che conduce al portico della cappella ed elimina ogni relazione strutturante con la piazza Santa Eurosia (mostrando la cappella il retro rispetto alla piazza), la cappella finisce per risultare figurativamente estranea ala contesto della piazza, alla quale dal punto di vista toponomastico dà pur tuttavia il nome.

1952 Attorno alla chiesa rurale dei Santi Isidoro ed Eurosia viene eretta su fondo rustico una chiesa ad uso del recente quartiere in costruzione, dedicata a San Filippo Neri in Eurosia, la quale viene benedetta dal Cardinale Clemente Micara il 21 dicembre.

1989 Nella cappella vengono eseguiti lavori di riparazione del tetto e completamente rintonacato a colore in finto marmo gli interni.

2009 Il 21 febbraio si celebra la solenne benedizione del restauro esterno e del portico della chiesa. Oggetto del restauro conservativo sono stati: la copertura a tetto con l’impiego del solo materiale originale; il piccolo campanile e la campana in bronzo; le facciate esterne con intonaco a base di pozzolana rossa e calce, poi tinteggiate mediante pittura di calce colorata con terre naturali. L’impresa Ivanoe Russo ha curato il restauro conservativo sotto la direzione dell’architetto Buzi Piero.
Dopo il 1950, la storia della cappella dei Santi Isidoro ed Eurosia è strettamente legata all’ormai definitivo quartiere della Garbatella. La chiesetta è inserita tra le aggiunte che le si sono addossate e nella struttura viaria che le si è sovrapposta. Essa risulta in una posizione casuale nel disegno urbano che le si è venuto a creare attorno.