Cronaca Centro Estivo

“Sembra incredibile!”.

L’espressione esce dalla bocca di un Sacerdote di Venezia che, passando per la Via delle Sette Chiese con un gruppo di giovani della sua parrocchia, si dirige verso le Catacombe. Visto il cartello: “Oratorio San Filippo”, dopo aver notato il medaglione di marmo sul muro della “Chiesoletta”, è voluto entrare a vedere.
E’ una mattina estiva ed il cortile è pieno di una moltitudine di bambini di ogni età, ma pure di adolescenti che giocano a chiacchierare in piccoli gruppi.
Anche l’ambiente, così poco cittadino col vecchio casale, la terra, le giostre, colpisce facilmente l’attenzione del visitatore occasionale. Ma soprattutto meraviglia la presenza di tanta gioventù di ogni età. Spesso si sente la frase, da parte di persone avanti negli anni: “…mi fa venire in mente quando ero ragazzo…”. Perché il cortile, popolato di bambini che giocano, non esiste più.
E più si addensano attorno le macchine, meglio parla quest’oasi atipica. Il Sacerdote che osserva e riflette, sente che è proprio lo spirito di San Filippo Neri che, nell’opera dei Padri, ha permeato l’ambiente e la bella riproduzione di un quadro della Basilica di San Giovanni, che accoglie chi entra, con l’immagine del Santo e le sue parole: “… state allegri, ma non fate peccat i…” spiega perché l’Oratorio è innegabilmente, una fabbrica di gioia (una merce abbastanza rara oggi).
I piccoli la vivono con la spontaneità dell’età, gli adolescenti recriminano (almeno mentalmente, perché non è… prudente farlo oralmente) inizialmente al: “ … no le parolacce, no le sigarette, no alle gomme, no all’orecchino, ecc …” ma poi, pure loro, sentono l’attrattiva di un luogo sereno e gradevole.
Una madre a metà pomeriggio si affaccia sotto il portico cercando di individuare la sua bambina, ma è questa stessa che le corre incontro sorridendo: “Sai mamma? Ho fatto tante amicizie…”.

La mattina era venuta per la prima volta, diffidente del nuovo ambiente, con la tipica ritrosia che caratterizza oggi l’incontro con compagni sconosciuti. Proprio nella riscoperta del “cortile” sta forse il suo aspetto più caratteristico. I loro genitori erano cresciuti nei cortili dei lotti, abituandosi sin da piccoli alla socialità connessa. Ma oggi non è più così. La mattina, entrando nel cortile dell’Oratorio, si poteva avere un’idea del paese dei balocchi descritto dal Collodi: Passa il carrettino a spinta (i molti al bisogno diventano cavalli, cani da slitta o aerei, a seconda del momento) che corre ad una certa velocità con la ovvia finale del “adesso tocca a me”, “no tocca a me …”
In un angolo del gruppo, munito ciascuno di un grosso chiodo da muratore, si dà da fare per togliere i grossi sassi emergenti, con la speranza di guadagnarsi una stellina rossa … verso il passo volante, alcuni volenterosi con le carriole portano sassi per rifare il fondo al vialetto, in alcuni la speranza punta più in alto: alla stellina d’oro … alcune bambinette di cinque anni stanno pulendo i tavolini sotto la sorveglianza di una “fascia rossa”… sulla rampa degli skates ci si sta divertendo a gettarsi a vicenda giù dallo scivolo, nel tentativo di restar padroni del ripiano… una maestra, all’ombra di un albero sta guidando un gruppo di bambine a far dei braccialetti… nei pressi del teatrino alcune bambine sono occupate con i “giocattoli” più ambiti: Michela ed Andrea, i due bambini di Marina e Lumi … Maria ed Elisabetta corrono a piedi nudi sul campo e subito Azzurra e Francesca le imitano … sul “forte” a due piani, la costruzione riservata, alcuni berretti azzurri si schierano, mentre tre “Fasce rosse”, con la speranza di una prossima promozione, si dan da fare a rinforzare le legature.
Sotto alcuni piccoli osservano ed è evidente il sogno di poter essere un giorno ammessi, pure loro nel “forte”… Seduta sul gradino d’ingresso, Sara attende pazientemente: “Oggi la mamma ha detto che viene presto a prendermi”… sulla porta Gabriele controlla che solo la fila che va al bar, a riscuotere il gelato premio per la partita, esca … “Hai visto bene come è vestita la mia mamma? Te lo ricordi quando mi viene a cercare? Mi chiami tu se non la vedo?”. Il piccolo Simone era stato fedele a questa raccomandazione del mattino. Poi si era rassicurato e non l’aveva ripetuta. Durante il periodo estivo ha funzionato il “tribunale”. Quando vi era una lite (cioè in continuazione) il “berretto” in funzione mandava in segreteria. Ed il tribunale ha funzionato.
Ecco alcune sentenze:

Causa n. 16
Roberto contro Damiano.
Verbale: Roberto aveva nel marsupio un mega asteroide e l’aveva messo vicino al sasso. E’ arrivato Damiano ed ha chiesto se poteva vedere le bilie. Poi Robbi è ritornato e non ha trovato più il suo mega ed ha accusato Damiano.
Testimoni:
1°) Michele: “Ho visto tutto, ha ragione Roberto”.
2°) Cristina: “Ho visto tutto, ha ragione Damiano”.
3°) Raffaele: “Ha ragione Roberto”.
Sentenza: Damiano è colpevole, farà 25 pezzi di carta.
Il giudice Gianni Aureli
Causa n. 19
Andrea contro Giuseppe.
Verbale: Giuseppe prende in giro pesantemente Andrea e Andrea gli mena.
Giuseppe se deve fa’ 20 pezzi di carta. Il giudice Daniela Sale Causa n. 25
Verbale: Fabio e Francesco hanno fatto a botte e hanno detto le parolacce.
Hanno fatto pace ed il caso è chiuso.
Il giudice Manuela Tavella
Causa n. 31
Francesco contro Emanuele
Verbale: Emanuele prende in giro Francesco dicendo che ha i piedi storti e Francesco lo prende a calci.
Testimone: Omar.
Sentenza: Nessuno ha ragione, 20 pezzi di carta ciascuno.
Il giudice Valentina Bonanni
Causa n.32
Verbale: Silvia dava fastidio al “Club degli Artisti”.
Sentenza: Silvia fa 5 pezzi di carta.
Il giudice i Claudia Ramoni
Causa n. 72
Verbale: Manuel sale sulla Cassetta dove possono salire Solo i “Berretti” e Valerio l’ha preso a calci.

Sentenza: Valerio fa 10 pezzi di carta.
Il giudice Valeria D’Angelo
Causa n.86
Verbale: Luca ed Alessio sputano, ma dichiarano che l’hanno fatto solo per difendersi dagli sputi di Alice.
Sentenza: 25 pezzi di carta ciascuno dei tre.
Il giudice Simona Cordella
Causa n. 91
Verbale: Gianluca deve raccogliere 30 pezzi perché ha detto (di nascosto) a P. Guido …
Il giudice Massimo Romanini

Suona la campanella: è l’ora della preghiera prima del pranzo ed i bambini sbucano a frotte da ogni angolo, raccogliendosi davanti all’immagine della Madonna. “… ave Maria …” Il solito bel momento. Poi… “suspance”: “oggi potranno mangiare nei Clubs i membri del “tuttofare” e dei “serpenti”. Gioia e delusione ripartite, perché pranzare assieme nei clubs è assai ambito. Come in tutte le cose umane vi è la possibilità di bene (condivisione, amicizia) e di male (esclusioni, parolacce), ma è così insolito per i bambini sentirsi uniti in libertà, che questa possibilità aiuta ad essere bravi nel mattino nella speranza di ottenere il premio.

Certo, il complesso traliccio, costruito a poco a poco, non godrebbe dell’approvazione dei pompieri e dell’USL, ma ha una sua rustica bellezza col materiale rimediato (il palo più alto trascinato a forza da Via Carducci) e con … l’arredamento piuttosto malconcio, ma originale. L’idea era venuta osservando la gioia che le “capanne”, al tempo della potatura degli olmi e degli eucalipti, sapevano procurare.
Un gioco vecchio quanto l’umanità, ma un’alternativa ben più vera all’isolamento dei videogiochi. 7 Clubs: “Tuttofare” “Artiste” “Cornacchie” “Serpenti” etc.
Gioia, litigi, furtarelli, amicizia, lodi, rimproveri. La vita… “… che cià ‘n martello e 4 chiodi grossi?” “E che te ne fai?” “Arichiudemo la porta: channo preso li mobili” “E chi è stato?” “Quei de sotto!” Il mondo del “castello” fabbricato da loro, riproduce il mondo dei grandi: associazionismo/disassociazionismo/inviti/litigi/pranzo in comune/esclusioni/insulti (un po’ come nei condomini).
Ogni tanto qualche “club” viene chiuso … dall’alto, proprio come si legge sui giornali della P.S. Lo “stadio delle biglie” apre il primo giorno delle vacanze e chiude con la festa dei genitori ed è un luogo assai frequentato dove il “castello”, il gioco del sasso, panchine e tavolacci permettono … … la “vita”: “tesori” (le biglie) … intenditori (valutazione della biglia e dell’arte del tiro) … consiglieri (“Ma non è giusto: non dovevano dirglielo”)… giudici… furti non infrequenti e tecnicamente validi (un compare distrae ed una mano lavora). “… Padre, ci bagna? …” la richiesta ha due possibilità: – il sabato mattina portarsi il costume ed affrontare direttamente il getto della pompa.

In genere prevalgono le bambine ed il divertimento è visibile, anche se gli schizzi dell’acqua “diretta” sono proprio freddi: “… Padre … ancora una volta”… e poi: “… ancora una volta …” – l’altra è quotidiana quando, 5 o 6 volte, occorre bagnare il suolo, sbucano da tutte le parti cercando di mettersi sotto la pioggia. Dai “grandi”: “Padre, non mi bagni …” … con i piccoli il problema è di giostrare il getto perché colpisca leggermente. “… anch’io vojo la stellina …” età 4 anni: rientra nella categoria “disoccupati” che, col loro: “possiamo fare un lavoro” assediano il datore di lavoro, tanto da costringerlo (proprio come nel mondo dei grandi) ad una riduzione d’orario: dalle 14 alle 16, l’ora quieta per il caldo.
La soluzione immediatamente a portata di mano è la scopa, adatta ad ogni età.
Ve ne sono una dozzina a disposizione.
Portico/ingresso/scale/campo sportivo/ possono impegnare contemporaneamente parecchi piccoli, perché la faccenda (nuova per i più) interessa e (lasciando fare) uno scopa, e l’altro porta la sua porzione di rifiuti dove l’altro ha già scopato che, senza lamentarsi, si appropria pure di quelli … va da se che i gradini di marmo hanno bisogno dell’acqua … la cosa aumenta l’interesse e la partecipazione … in genere i gradini vengono lavati 6 o 7 volte ed occorre imporre l’alt.

– poi raccogliere le foglie, trasportandole nel giardinetto
– poi segnare la legna per l’inverno
– poi raddrizzare i chiodi storti tolti da vecchio legname d’opera
– poi trasportare i tronchi di un olmo dal cortile della scuola a quello dell’oratorio

“…oh issa! … oh issa! …”, il percorso è lungo ed in salita ed i tronchi pesano, ma il gruppo dei piccoli che lo trascinano (età 4/9 anni) sull’asfalto non si arrende. In testa tira qualche “berretto verde” ed in coda qualche “berretto verde” femminile, controlla ed alterna i più piccoli. Un grido di gioia esplode quando il tronco entra nel cancelletto, poi la “paga”: un ghiacciolo ed una stellina.

– Poi spaccare i tronchi con i cunei, è interessante mettere pure una sfida: maschi contro femmine, le quali hanno una razione di colpi 12 invece che 10. Non è facile inserire esattamente i 7 cunei a disposizione ed ancora meno facile, alternare nei vari punti i colpi della mazza, ma è evidente che, raggiunto l’obiettivo, la soddisfazione sorpassa la “paga”.
– Poi trasformare alcuni tronchi in panchine nei pressi dei giochi.
Anche qui la mazza è impegnata duramente nel conficcare i ferri che li debbono immobilizzare. E’ evidente che poi tutti devono sedersi “per provarle”. Nel cortile fa caldo, gli artefici sono visibilmente stanchi, ma aleggia la gioia, e non è poco.
– Poi, per le bambine di 11/12 anni, vi è la possibilità (ed è l’unico lavoro retribuito con 5.000 lire per il turno di due ore) di “far pratica come aiuto baby-sitter”, presso il centro accoglienza bambini: portare a fare il giro in carrozzina, coccolare qualcuno che piange, imboccarli, etc … Un capitolo a parte appartiene ai “lavori agricoli” nel giardinetto, faticosamente difeso:

– uso delle forbici per regolare le siepi
– costruire con tronchi cavi, i rifugi per le tartarughe, insidiate da topacci che le divorano vive (chi ne trova una piccola ha ipso facto la stellina)
– seppellire gli uccelli morti. Perché ogni tanto arriva qualche uccellino caduto dal nido, che essere imboccato. Di solito l’esito delle cure è il cimitero (con la croce), ma Lavinia & Co. son riuscite, alimentandolo per giorni, a dare il volo ad un rondinino
– poi c’è da curare ed alimentare un gattino rossastro, arrivato malconcio all’Oratorio: un’occupazione sentita ( “Come sta il gattino?”, la prima domanda al mattino). Un momento in cui riemerge dall’asfalto “il pianeta terra”
Lo spazzino collaboratore ha portato la notizia che, in via Rubino ed in via Massaia i “pinoli” sono maturi. Parte prima la proposta, poi la contrattualità: se riescono a riempire il vaso, un gelato in premio. Lavoro riservato ai piccoli (3/7 anni) con qualche “berretto verde”.

La spedizione parte di soppiatto (se no arrivano anche “gli altri”). Vi sono diversi gusci vuoti, rotti dagli uccelli, che li lasciano cadere dall’alto, ma è difficile che un pinolo riesca a sfuggire agli occhi dei bambini ed il vaso presto trabocca. Adesso vi è da passare al bar e poi da “caparli”, attorno al tavolo, con dei sassi (stellina premio).
“Mi ama … non mi ama …”, appartato un bambino di 5/6 anni, conta seriamente i petali di una grossa gerbera caduta dal vaso di fiori sotto l’immagine della Madonna. “Padre, lei non può nemmeno immaginare la fame che c’ho: mi compra la pizza?”: l’argomento è esposto in forma risolutiva. Il sole di luglio picchia.
E’ in corso un’accesa partita di calcio, ma Sonia & Co. (3/5 anni) si sono installati al margine e giocano a lungo a costruire “castelli” (ovviamente col laghetto) del tutto dimentichi di quanto accade intorno a loro. Un “berretto giallo” è precettato a controllare che Il gioco del calcio conviva con tale presenza. Osservando il gruppetto appare evidente che la “sorella sabbia”, appartiene alla loro vita ben più della TV, a cui i bambini, nel pomeriggio, sono perennemente incollati.
Luca, 4 anni, esce dal teatrino e va a scoprire il mondo. E’ un contemplativo: osserva il gioco dei bambini, gira metodicamente per i vari angoli, distaccato, ogni tanto cerca il fratellino maggiore (del resto spontaneamente sollecito nel controllarlo a distanza) e scambia osservazioni su quanto ha visto.
Spesso cerca la compagnia del Sacerdote o di qualche Assistente (un surrogato del padre evidentemente), lo prende per mano e lo accompagna.
Dopo l’immagine sacra, che raccoglie per la preghiera tre volte al giorno, il luogo di aggregazione più intensa e la “fontana dei pinguini”.
Nella tabella sovrastante un pinguino avverte che è proprio fresca, sembra di essere al Polo Nord (dimenticando che i pinguini sono al Polo Sud).

L’acqua, che scaturendo da una tubatura sotterranea è sempre fredda: – sostituisce la Coca Cola (bevanda ormai abituale)
– permette di rinfrescare la testa dopo il gioca sotto il sole
– attira i secchielli da riempire – ha proprietà terapeutiche:
– “va a bere un po’ d’acqua dei pinguini, vedrai che ti passa”
– “lava bene con l’acqua dei pinguini la ferita”
– “bagna l’ovatta con l’acqua dei pinguini e mettila sulla bocca”
Nei popoli primitivi, l’arte ha uno spazio percentuale ben più elevato che non nei popoli civili, e così è con i bambini:
– fare collanine e braccialetti
– disegnare col gesso per terra
– istoriare con figure muri e cortecce lisce
– dipingere cartelli da appendere ai clubs
Un’occupazione non occasionale, in alcuni prevalente. La costruzione di oggettini, porta sempre, di riflesso l’affacciarsi del “mercatino”. E’ un bel momento quando appaiono le “bancarelle”. Offrono alla fantasia, all’interesse, un “gioco vero”. Occorre stare attenti a che gli artigli del mondo dei grandi, non lo travisino con una ricerca ed un uso maldestro del denaro, ma pure la carità riesce ad affacciarsi: “Padre, prenda questi soldi, li abbiamo guadagnati e li offriamo all’Oratorio”. Il Sacerdote osserva la mano tesa e comprende che non è il caso di una stellina premio: i due ragazzetti la “paga” l’hanno già.

A poco a poco, nel pomeriggio, i bambini sfollano ed è un momento che ha una sua bellezza ed un risvolto penoso:
– bello è l’abbraccio con i genitori: sembra quasi che i due corpi si ricongiungano.
Le madri hanno quasi sempre fretta e la partenza è immediata, con i padri in genere ci scappa una partita al bigliardino o un paio di calci al pallone – penoso è lo sguardo che esce da certi occhi: “… no, mio padre non viene mai … si sono divorziati …”.