Bambini

La macchina si arresta bruscamente davanti all’Oratorio; una donna ne esce frettolosamente ed entra.

“Padre sono le 16 e mio figlio non è ancora rientrato a casa da scuola! Non riusciamo a trovarlo… Lei lo ha visto?”. No, non l’ha visto, ma alcune domande nell’ambiente dei compagni, evidenziano che “il ricercato” (10 anni), via da scuola è andato a casa di Andrea.
Ecco là il suo fratellino. “Senti, hai visto Alessandro con Andrea?”. “ Sì. Dopo la scuola so’ venuti a casa perché mi madre stà a lavorà, se semo messi a giocà coi sordatini, poi loro due hanno detto che ce so’ tanti pignoli che cadono, hanno preso le biciclette e du’ sacchetti de plastica e so annati pe’ pignoli …” “Ma dove sono andati?” Interferisce la madre. La risposta è limpida: “Bho?!?”.

Il Sacerdote cerca di tranquillizzare la madre, ma vi riesce solo in parte.
Al solito, nel momento si intrecciano il desiderio di riaverlo sano e salvo e la voglia di dargli un sacco di botte: “Ma ci pensa? Fino alle 4 senza avvertire? Ma è possibile?” Per il Sacerdote la cosa è possibilissima ed il consiglio è di girare per i “lotti” dove vi sono i pini.
Il colpevole verrà infatti individuato in via Rubino, prelevato e trattato dal padre, riportato a pranzo a casa e poi … costretto a scrivere una relazione di due pagine intere sulla faccenda. “ Padre, un castigo peggio di quello, con mio figlio non lo poteva trovare!” . “Appunto! Così lo ricorda”. Alla faccenda, l’autore del ritrovamento, ha partecipato con un senso di sollievo.
Finalmente! Era da tempo che un bambino dimenticava di andare a casa andando per “pignoli”. Fino a qualche anno orsono, l’immagine della Madonna e di San Giuseppe, alla ricerca angosciata di Gesù per Gerusalemme, aveva un frequente riscontro all’Oratorio.
L’ansia dei genitori non è cambiata, anzi forse è accresciuta dagli innegabili nuovi pericoli, ma qualcosa d’altro è cambiato: l’ambiente in primo luogo.
La “marrana” sotto Via Costantino con i suoi canneti, le sue ranocchie ed i tritoni non esercita più il suo interessante richiamo.
Così pure le fratte sotto l’attuale C.T.O. con i loro nidi di uccelletti (caccia con la fionda o l’allevamento di nidiacei).
Restano solo pinoli che, calpestati dalle ruote delle macchine, ignorati, dalla gente, si offrono oltre che agli uccelletti pure ai bambini. Perché i bambini, anche se ridotti a pochi dal rifiuto di tante giovani coppie di metterli al mondo, anche se malconci (TV, piumoni, ecc…) sono sempre capaci di:
– salutare con gioia la neve (vedi Befana ’85), di trasformare la lieve pendenza del campo di calcio per slitte (si fa per dire: pezzi di legno o di plastica) e di rimanervi a 10° sotto zero sino alle 8 di sera.
– capaci di mettere intellettualmente K.O., con la loro logica esistenziale: “Guarda Ettore, com’è bella quella stella! Sai? Non è una stella: è il pianeta Giove…” “E che sta a fa lassù?!”
– capaci di mettersi in un angolo dell’Oratorio in una sera squallida e piovosa per preparare la “poesia di Natale” credendo, in semplicità di spirito, a quelle parole. Anche se oggi, nella nostra civiltà occidentale, il bambino è una specie biologica che tende all’estinzione, l’Oratorio è una riserva protetta dove si trovano tuttora numerosi esemplari, con abitudini quasi naturali.
Quasi, perché questi esseri, ostinatamente attaccati ai banchi nel mattino ed alla TV nel pomeriggio, sono paragonabili agli animali del circo: deformati su esibizioni programmate.

Non è un’esagerazione, basta ascoltare i loro argomenti abituali di conversazione: lo schermo come realtà quasi esclusiva.
Certo ormai è rara la necessità, quando si apre il cancelletto, di dover imporre le mani in alto. Era un motivo di perplessità per occasionali visitatori, ma legato alla logica di evitare una caduta collettiva (cosa più volta accaduta) nei pochi gradini sottostanti. Con le mani in alto non si può spingere. “ Occupame ‘n posto” era, di riflesso, l’invito degli ultimi ai compari in testa. Oggi il gruppo all’ingresso è meno numeroso, ma i primi momenti sono tutt’ ora un po’ duri perché occorre immediatamente mettere il “capo” ad ogni gioco per sgominare la mafia, che si instaurerebbe al passo volante al gioco del sasso o anche al ping-pong.
Non è facile scegliere per chi non conosce: il consiglio, quando qualche ragazzo o ragazza si offre di sorvegliare il gioco dei piccoli è: cerca il più ribaldo ed ammoniscilo che “so affari sua” se non fa le cose giuste.
Del resto il senso di autorità impone uno stile. Il Sacerdote che conosce i soggetti sa scegliere meglio: vi sono dei bambini o bambine piccoli che danno pieno affidamento di energia e di giustizia.
Nei momenti in cui, l’amarezza suscitata dalla sterile pretenziosità dei 13/20enni, fa dubitare se valga la pena di andare avanti, egli sa che basta portare lo sguardo su di loro, con un po’ di benevola attenzione, per sentire che essi sono là pronti ad offrire:

– sanno accontentarsi di poco: basta una pozzanghera col relativo invito a saltarla, per radunare un cerchio gioioso attorno. Ed allora anche la maggior parte dei danni rientrano nel “State fermi se potete” di San Filippo.
– sanno sempre rispondere all’invito a pregare. Ed allora ci rientra anche la sberla necessaria per farli entrare in Chiesa in relativo ordine.
– sanno accettare il rimprovero, credendo di essere cattivi.
I bambini, nell’Oratorio San Filippo, questi loro doni sanno sempre offrirli e dispiace veramente constatare che, in questi ultimi anni, i giovani e le ragazze più grandi, si mostrino incapaci di recepirli.